Psicologia e Finanza - Emozioni e Trading


consigli e osservazioni sulle molteplici relazioni fra Psicologia e Trading, le emozioni ed i meccanismi di difesa: impossibile non ritrovare se stessi in questa pagina, importantissima e da leggere attentamente.

Operare sui Mercato in situazione di "assenza emotiva" è impossibile.
Scopo di questo e dei prossimi interventi sarà quello di capire un po’ meglio come questo aspetto della nostra psicologia, le emozioni, entra nella gestione delle nostra scelte quotidiane.

Le emozioni, così come il pensiero e le azioni, contribuiscono al nostro stesso "essere" rispetto al mondo che ci circonda e non possiamo non tenerne conto anzi, esse aumentano il livello di critica e giudizio su ciò che facciamo quindi, imparare a riconoscerle e comprenderle in situazioni di stress complesso come l'operare sui mercati finanziari, può contribuire ad aumentare le nostre performances.

Le "Emozioni di base" sono 5: Gioia, Tristezza,Rabbia,Paura e Disgusto ed ognuna di esse "significa" qualcosa rispetto a ciò che succede intorno a noi e dentro di noi.
Piano piano impareremo a conoscerle.

La Gioia, ad esempio, ci comunica che abbiamo "aumentato" il nostro "dominio cognitivo" rispetto a qualcosa: la scoperta di un nuovo amico, per esempio o, per essere più venali, un aumento di stipendio o, per restare nel campo, un guadagno in Borsa. In questi ed in tutti gli altri casi dove proviamo gioia, se analizziamo bene, scopriamo che il nostro bagaglio culturale, sociale, relazionale od economico è "aumentato".

Torniamo ora al trading e proviamo a pensare:
qual'è l'emozione che sentiamo quando, invece di guadagnare, perdiamo?

Per ognuno di noi la risposta è variabile e spesso, varia anche in noi con il passare del tempo, così è evidente che per qualcuno la risposta sarà "ho provato tristezza", qualcun altro dirà "rabbia", altri ancora "paura" o "disgusto".
In ognuno di questi casi il significato che stiamo attribuendo all'esperienza di perdita è diverso e, riconoscerlo significherà capire meglio il nostro modo di porci rispetto al "fare trading" e, come già detto, aumentare le nostre performances.

Vi lascio ora con questo piccolo Test: Pensare all' ultima operazione "in perdita" e cercare di ricordare qual'è stata l'emozione principale che ha accompagnato questa esperienza.

Nei prossimi giorni esamineremo in dettaglio le altre 4 emozioni di base e cercheremo di capire cosa esse "significano"... vedrete che la cosa sarà molto interessante…
Eccoci di nuovo con il nostro appuntamento sulle "emozioni"… avete fatto il test?… Bene.
Oggi continueremo con la "tristezza", per comodità in quanto, in questo come in molti altri casi, gli opposti sono molto simili tra loro.
L’esperienza emotiva di tristezza rimanda alla rappresentazione cognitiva di perdita.
E’ comune a tutti l’esperienza di tristezza provata quando si "perde" qualcosa: un regalo di qualcuno per noi "importante", un amico con cui si è litigato o, peggio ancora, qualcuno a noi caro che la "Grande Sorella" ha deciso di prendersi.
Per restringere il campo alle operazioni di "trading", oltre alla perdita economica, la tristezza può rimandarci ad altre perdite. In particolare, come sottolineato in precedenti interventi, spesso il trading è un po’ una scommessa, solitaria contro tutti, riguardo i futuri andamenti ed il ritorno o non-ritorno economico è la conferma o meno alle nostre ipotesi. Perdere quindi significa dover riconoscere di essersi sbagliati, aver perso la scommessa e quindi "essere tristi".
L’emozione di "tristezza" è la più sintonica con l’esperienza di una operazione borsistica "in perdita", E’ abbastanza evidente: se si guadagna si gioisce, se si perde si è tristi. Vedremo in seguito che le cose non sono proprio così semplici per le altre tre emozioni (rabbia, paura e disgusto) di cui parleremo in seguito.
Come dire: chi al test ha risposto "sono triste" è sulla buona strada, sempre che l’emozione di tristezza sia meno frequente della gioia altrimenti sono dolori…significherebbe che le perdite superano i guadagni e sarebbe allora necessaria un’ulteriore analisi per scoprire le ragioni di questa ostinazione.
Un’ultima considerazione: se oltre essere tristi si prova anche una prolungata diminuzione della "stima di sé" e minor fiducia nelle proprie capacità, allora significa che il trading non è solo una scommessa contro il mondo ma anche una scommessa contro sé stessi, un "cercare conferme" delle proprie capacità e questo può risultare nel tempo molto pericoloso. Quella sulla "stima di sé" è una partita che si gioca da soli, nel silenzio della notte, e non di una sola, ma di parecchie… pensare di potersela giocare in una "botta" sola di trading "giusto", credetemi, è pura follia.

Bene ragazzi, siamo arrivati alla terza tappa del nostro viaggio sulle emozioni nel trading e, come anticipatovi sabato, oggi parleremo della "paura".

Una prima considerazione importante è che questa emozione si differenzia da tutte le altre quattro perché è un’emozione "del durante" e non "finale" Per capirci meglio, viene provata mentre (stato emotivo del "durante") sta succedendo qualcosa che rappresenta una minaccia a qualcos’altro che viene da noi considerato come "nostra proprietà" o, per restare in campo psicologico, "nostro dominio cognitivo". Se poi ciò si realizza (stato emotivo "finale") alla minaccia si sostituisce la perdita e, quindi alla paura subentra la tristezza.

Una piccola annotazione: che l’oggetto minacciato sia effettivamente nostro o meno non importa, quello che conta, ai fini di un’analisi emotiva, è che noi lo consideriamo tale.

Quindi, ancora una volta, dall’emozione provata possiamo risalire alla "rappresentazione mentale" di ciò che è in pericolo: uno scopo importante che ci siamo posti di raggiungere, di studio o di lavoro; un sogno che sta andando in frantumi; l’affetto di una persona importante che minaccia di lasciarci o, per tornare al nostro campo, un’operazione di trading che sta andando diversamente da come sperato (quindi pericolo di perdere soldi e di non raggiungere gli altri scopi "psicologici" che per noi rappresenta il trading (stima di sé, degli altri, realizzazione di futuri obiettivi ecc).

Da quanto abbiamo detto finora è evidente che questa emozione viene per lo più provata mentre l’operazione è in corso e rappresenta l’espressione di un’eccessiva esposizione operativa, sia in termini economici che psicologici: si è puntato troppo, si sta giocando al "tutto per tutto": o "la va o la spacca". Ancora una volta è evidente l’importanza dell’analisi e conoscenza delle motivazioni che sono a monte del nostro operare in Borsa e, secondo me, della necessità di considerare il trading per quello che è (un difficile modo per fare soldi) senza attribuirgli significati "altri" (essere bravi nel riuscire a fare previsioni e stabilire in anticipo come andranno le cose, cioè voler dimostrare a sé stessi o a qualcun altro le proprie capacità).

Ma sulle motivazioni penso torneremo a parlare quando avremo finito il nostro viaggio nelle emozioni.

Una seconda possibilità a monte di questa emozione è l’essere entrati sul Mercato senza aver considerato prima la possibilità di uscita con rigorosi stop-loss in funzione di quanto siamo disposti a perdere in quell’operazione, anticipando cioè psicologicamente la possibilità che le cose potrebbero non andare come vorremmo e quindi, nella malaugurata ipotesi che si verificasse, ciò non sarebbe una "minaccia improvvisa" ma solo uno "spiacevole evento previsto".

La differenza, anche in questo caso, sarebbe notevole in termini operativi: non rimarremmo paralizzati dalla paura, né reagiremmo spinti dal panico del momento ma metteremmo in atto quelle strategie già previste a priori, quando nella mente, ancora lucida, la minaccia della potenziale perdita era solo un’ipotesi, una fra le tante, di come sarebbero potute andare le cose; la più spiacevole ma, purtroppo, per questa volta quella giusta.

In conclusione provare paura è umano, ma non per questo dobbiamo rimanerci intrappolati. Anche la paura, come le altre emozioni, ha la funzione di comunicarci qualcosa e se impariamo a capire cosa vuole dirci, continueremo sì a provare paura ma saremo capaci, in quel momento, a reagire ad essa prontamente in modo da fronteggiare la "minaccia" in corso nel miglior modo possibile.

Oggi ci occuperemo della "rabbia".

"La rabbia ci rende ciechi", dice un detto popolare, se i è ciechi non si vede e, quindi, si commettono errori, è evidente, quasi banale… infatti non è solo questo.

La nostra attenzione, se ricordate, va all’emozione che si prova quando l’operazione è stata chiusa in perdita, quindi, se vogliamo, l’errore è stato già commesso. La rabbia che si può provare allora diventa un effetto, non la causa dell’errore e ci da la "lettura" che noi facciamo di quell’errore.

Provare rabbia, in termini di psicologia cognitiva, significa "sentire" di aver subito un torto o un’ingiustizia; attribuire a qualcuno diverso da noi le conseguenze (negative) di qualcosa. Anche in questo caso che l’ingiustizia o il torto siano reali o meno, poco importa ai fini emotivi.

Se il torto o l’ingiustizia sono reali, ben venga la rabbia, ma nel trading, la responsabilità dei nostri errori è solo nostra e prendersela con qualcuno o qualcosa, la cui misura è appunto la rabbia, significa mettere in atto, per dirla alla Freud, i meccanismi di difesa di negazione e proiezione, significa l’incapacità di prendersi le proprie responsabilità e le relative conseguenze. Significa l’impossibilità di tollerare la frustrazione che deriva dalla semplice accettazione di aver commesso un errore senza per questo sentirsi "meno capace", l’incapacità quindi di avere una visone di sé che tenga conto anche della possibilità di fare errori.

E’ evidente che una tale narcisistica e ipertrofica visione di sé non può essere che di ostacolo nelle proprie performances, siano esse operazioni di Borsa o altro.

La "negazione" dei propri errori e la "proiezione" su altri degli stessi impedisce quel basilare processo di apprendimento che è alla base del comportamento umano di "apprendere dall’esperienza" che significa avere la capacità di riconoscere, con un profondo senso di umiltà verso noi stessi, i propri errori… e non per colpevolizzarsi o denigrarsi, ma con l’unico scopo di migliorarsi cercando di evitare di commetterne in futuro.

Da quanto sopra è evidente che provare rabbia in modo costante ed intenso durante il trading è forse "l’indice" più importante riguardo un atteggiamento di fondo verso lo stesso non solo sbagliato ma molto pericoloso in quanto non attribuirsi la responsabilità della perdita fa sì che queste (le perdite) non vengano messe "nel bilancio" delle proprie operazioni: a nessuno verrebbe in mente di mettere sotto la voce "uscita" del proprio "budget" l’eventuale furto subito di dieci milioni… o no?!

Dunque, siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio sulle emozioni nel trading.

Oggi parleremo del "disgusto" o, più precisamente del "disprezzo".

Entrambi trovano come connotato neurovegetativo un senso di ripugnanza o nausea, il primo verso qualcosa, in genere commestibile, il secondo verso qualcuno. La natura delle due emozioni è la stessa e, in genere, le riflessioni che si possono fare per la prima sono le stesse che per la seconda. Assumendo, come sopra detto, che "…La Borsa la fanno gli uomini…"continuerò sul Disprezzo, lasciando ad ognuno di voi l’equivalenza "Disgusto-Disprezzo".

La differenza fondamentale tra questa e le altre emozioni già trattate, è l’intrinseca valenza sociale che essa assume come valutazione e conseguente reazione dei comportamenti che altri hanno assunto nei confronti di norme sociali chiare e condivise. Mi spiego meglio:

Il disprezzo nasce come reazione al comportamento di qualcuno che ha palesemente violato delle norme sociali. E’ quindi un’emozione che nasce dalla natura sociale dell’uomo e rappresenta una sorta di punizione verso qualche "ripugnabile" comportamento altrui. Quando si prova disprezzo, il rapporto con l’altro è troncato in maniera definitiva e, tornando al trading, se si arriva a questa emozione quasi sicuramente si è giunti ad un "punto di non ritorno": si è sviluppata in noi, lentamente, la consapevolezza che quella "lealtà" assunta all’inizio del "gioco", non esiste e che qualcuno si sta approfittando della nostra lealtà ed onestà. Nei confronti di questa consapevolezza, l'unica emozione possibile è il disprezzo e l’unica reazione è tagliare i ponti per sempre con queste persone e con quello che esse rappresentano, in altre parole… smettere. Smettere di avere a che fare con loro e quindi, nell’impossibilità di allontanare loro, perché superiori, andarcene investendo le nostre energie verso campi d’interesse più leali ed onesti.

Da quanto sopra esposto è chiaro un equivoco di fondo da parte di costoro: che la Borsa sia un luogo dove onestà è lealtà determinano le citate "regole del gioco". Certo, non significa che tutti quelli che operano debbano essere disonesti o sleali, ma che proprio fra le regole del gioco vanno contemplate la disonestà, il non rispetto di regole condivise: come dire: "unica regola, nessuna regola". Capire ciò ci pone in una posizione di "superiorità" rispetto agli altri, quelli che fanno il "gioco sporco" proprio perché si è in grado di "prenderli con le mani nel sacco". Il Disprezzo allora si trasforma in Derisione che rappresenta appunto: l’elemento attivo di ostilità e rabbia nei confronti del "disonesto" si è trasformato, grazie al senso di superiorità insito nell’assunzione della "regola" enunciata in un "ghigno di derisione", una sorta di: "credevi di farmela?…"

Come al solito mi permetto solo un’ultima considerazione: proprio per quanto sopra detto, questo è "un gioco" in cui non si è tutti uguali, alcuni, quelli superiori, vincono, gli altri perdono! Non riuscire a passare dal disprezzo alla derisione significa essere incapaci di porsi in una situazione di superiorità rispetto agli altri, quindi o si interrompe il "gioco" o ci si rassegna ad "essere perdenti".

Siamo giunti al termine del nostro "viaggio", forse ora ci conosciamo un po’ meglio… sicuramente ci siamo resi conto che le "variabili" in gioco nel trading sono molte e quello sulle emozioni è solo uno dei tanti punti di vista possibili… punti di vista personali che affondano le loro radici nel profondo dell’inconscio e che danno ragione a quanti credono, ed io sono tra questi, che in Borsa, il "nemico" principale, quello con cui dobbiamo fare continuamente i conti per evitare di perdere, è il nostro "Sé", la sua impulsività… i suoi istinti ed emozioni… le sue motivazioni nascoste e le sue aspettative profonde… al cui interno si nasconde insomma il significato stesso del nostro "Esistere".

Psicologia e Finanza - I meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa nel trading perdente… il progetto è ambizioso non c’è che dire.

Iniziamo a chiarirci sugli obiettivi che vogliamo raggiungere, gli aspetti sui quali vogliamo aumentare il nostro "dominio cognitivo"…

Naturalmente al centro del nostro interesse è il trading perdente (TP), "naturalmente" perché quando il trading è vincente va tutto bene, non abbiamo niente da rimproverarci o su cui riflettere... magari sbagliando perché anche capire quali sono gli "atteggiamenti mentali" e le "strategia operative" vincenti potrebbe aumentare le nostre conoscenze su questo affascinante mondo…

… Ma torniamo al nostro trading perdente che, come ha ben detto Natale in uno dei suoi ultimi interventi, non può e non deve essere considerato un "errore", ma un momento necessario ed inevitabile all’interno della nostra strategia globale di trading.

Vista così allora, viene spontaneo chiedersi: "difendersi da cosa, e perché?"

Mi spiego meglio: se singoli episodi di perdita sono da considerarsi inevitabili a cosa serve difenderci da essi?

Continuo a "rimuginare" in me stesso per cercare di dare un senso comunicativo ai miei pensieri…

Dunque, abbiamo già detto nei precedenti interventi (Emozioni e Trading) di come la perdita comporti un’emozione di tristezza, di rabbia oppure di disprezzo. Non sempre siamo capaci di tollerare le emozioni negative, anzi, molto spesso, soprattutto quando queste si ripetono nel tempo, comportano un tale stato di sofferenza e disagio che facciamo di tutto per eliminarle, mettiamo in atto dei meccanismi, di difesa appunto, per mezzo dei quali riusciamo ad evitare di "vivere" la spiacevole esperienza emotiva negativa (penso sia anche per evitare qualcosa rispetto alla nostra autostima, ma di questo parleremo più in un altro momento).

Certo, così facendo non permettiamo all’emozione di svolgere il suo compito "informatore" magari indicandoci che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Il risultato a questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti: se mi mancano le informazioni emotive relative all’episodio di TP vissuto non riesco a dare ad esso il giusto significato correndo così il rischio di poter continuare a perseverare all’infinito.

Finisce quindi che, paradossalmente, dovremo trovare dei meccanismi di difesa contro i meccanismo di difesa… Bella difesa questi meccanismi di difesa!

Mi dispiace. Se qualcuno avesse pensato, leggendo il titolo, che avremmo parlato dei meccanismi di difesa per "difenderci" dal TP si è sbagliato di grosso…non esiste difesa che accettarlo, il TP, e valutarlo in relazione al nostro trading vincente per valutare se, come e quanto dobbiamo modificare la nostra strategia.

Il nostro obiettivo allora sarà un altro: imparare a conoscere e capire quali atteggiamenti mettiamo in atto nel TP, i meccanismi di difesa in questione appunto, per poi verificare quanto questi effettivamente ci aiutano o, al contrario, ci ostacolano nella ricerca della nostra strategia globale di trading… (continua)

Mi sono ripromesso concretezza nei miei interventi … rileggendo quanto ho scritto lunedì scorso non posso certo dire di essere partito con il piede giusto, cercherò di rimediare oggi.

Prima di andare avanti cerchiamo di capire meglio quanto ho voluto esprimere finora:

Partiamo da una definizione di meccanismo di difesa:

"… processi intrapsichici operanti in modo difensivo al fine di evitare o ridurre l’ansia e mantenere integra l’autostima personale…" (1).

Interessante anche considerazioni espressa di seguito:

"… L’adozione dei vari meccanismi di difesa, se impiegata in un modo occasionale e senza impedire una valutazione corretta dei problemi, può produrre momentanei sollievi e validi sostegni proteggendo la persona per tutto il tempo necessario per la ricerca di soluzioni realistiche. Se al contrario l’uso dei meccanismi di difesa è così massiccio da generare sistematici autoinganni, negazione degli impulsi e mascheramento delle proprie motivazioni, l’esito psicopatologico non può essere evitato…" (1)

Naturalmente noi ci occuperemo di questa seconda modalità…

Abbiamo detto, dunque, che ogni esperienza comporta un’emozione che ha un significato comunicativo per il nostro inconscio.

Abbiamo detto anche che, quando questa emozione provoca sofferenza, a volte, mettiamo in atto dei meccanismi di difesa, nei confronti proprio di questa sofferenza, con un duplice risultato: da una parte sollievo psicologico-emotivo (positivo) dall’altra mancanza della relativa informazione inconscia (molto negativo).

La conoscenza di questi meccanismi di difesa fa sì che, nel prendere atto della loro presenza e del loro significato, riusciamo a riconoscere e rivivere l’esperienza emotiva nei confronti della quale eravamo intervenuti. Rivivere emotivamente l’esperienza sarà in parte doloroso e frustrante ma nello stesso tempo indispensabile se veramente vogliamo conquistarci un atteggiamento adulto e maturo nei confronti della nostra Strategia Globale di Trading, recuperando proprio l’informazione emotiva inconscia che era andata persa con l’agito dei meccanismi di difesa…

… Mi rendo conto che il discorso è complesso ma semplificarlo ulteriormente per il momento non mi riesce, tuttavia mi sembra che, grazie a queste precisazioni, per lo meno abbiamo recuperato un po’ di concretezza, con tutti i limiti che tale accezione trova nel mio campo…

Ora, volendo cercare di fare qualche altro "passo in avanti", cercherò, in breve, di elencare i meccanismi di difesa classici, quelli teorizzati inizialmente dal nostro caro Sigmund Freud, anzi, per essere più precisi, dalla figlia Anna, parafrasando i quali cercheremo di sviluppare il nostro discorso (2):

  1. DISTORSIONE:
  2. NEGAZIONE
  3. PROIEZIONE
  4. REPRESSIONE O RIMOZIONE
  5. SPOSTAMENTO O SUBLIMAZIONE
  6. RAZIONALIZZAZIONE
  7. SOMATIZZAZIONE E IPOCONDRIA
  8. CONTROLLO
  9. IDEALIZZAZIONE PRIMITIVA E SCISSIONE
  10. FANTASIA SCHIZOIDE

In un primo momento avevo pensato di dare, per ognuno di essi, anche una definizione sintetica; la complessità del discorso è tale però che questo è uno di quei casi in cui la sintesi non si "bacia" con la chiarezza… Li lascio per ora alla vostra fantasia rimandando alle prossime settimane una loro dettagliata ed estesa descrizione in riferimento soprattutto al nostro campo di interesse: il Trading.

(1) "Psicologia generale e dello sviluppo", R. Canestrari, CLUEB Edizioni, Bologna

(2) La classificazione di cui sopra è stata liberamente ripresa da: "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale.

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L’intervento di oggi, oltre che continuare il discorso iniziato, va a correggere e sostituire in parte quello della scorsa settimana nella sue considerazioni finali: la classificazione dei meccanismi di difesa…

A dimostrazione del fatto che quanto vado dicendo è frutto di un continuo lavoro di analisi e riflessioni personali, rileggendo nel corso della settimana l’ultimo intervento fatto mi sono nuovamente rimproverato per la scarsa sintesi ed "aderenza alla realtà" di quanto vado dicendo e sono venuti alla mente dubbi e perplessità…dubbi e perplessità che comunque mi hanno spinto ad iniziare da dove ci eravamo lasciati, e qui mi ripeto: la classificazione.

"Classificare" per definizione deve servire a rendere "chiaro in un colpo d’occhio", deve cercare quella sintesi che le mille parole che spiegano l’argomento trattato non può dare…

Dunque, per questo motivo, divideremo i nostri meccanismi di difesa in 4 gruppi, secondo il grado di maturazione necessari all’individuo per metterli in atto

I primi sono i più arcaici, quelli cioè che ci avvicinano di più alla "filogenesi" della nostra specie… cioè agli antenati degli antenati delle scimmie progenitrici dei nostri avi…

Sempre per tradurre in "soldoni": i primi sono i più strani, quelli più difficili da percepire ed i più "pericolosi", gli ultimi, i più "maturi" e, quindi, meno pericolosi… "pericolosi", nel nostro caso, rispetto alle possibilità di rovina economica per il ripetersi inconsapevole di trading perdenti.

  1. DIFESE NARCISISTICHE:
  2. 1. Distorsione

    2. Negazione

    3. Proiezione

    4. Idealizzazione primitiva e scissione

  3. DIFESE IMMATURE
  1. Somatizzazione
  2. Ipocondria
  3. Fantasia schizoide
  1. DIFESE NEVROTICHE
  1. Repressione o rimozione
  2. Spostamento
  3. Razionalizzazione
  4. Controllo
  1. DIFESE MATURE
  1. Sublimazione
  2. Umorismo

Come detto, il sopra-scritto elenco, va a sostituire quello precedente di lunedì scorso.

Prima di continuare devo aggiungere una considerazione: la classificazione proposta è necessariamente incompleta; incompleta, tuttavia sufficientemente dettagliata rispetto agli obiettivi che ci siamo posti.

Finalmente, cerchiamo di progredire un poco nella nostra conoscenza dando qualche elemento in più per i significati discriminanti le 4 classi:

DIFESE NARCISISTICHE

Tutti conosciamo il Mito di Narciso: il giovane si specchia nelle acque dello stagno e si innamora della propria immagine riflessa… tenta di abbracciarsi ma perde l’equilibrio cade nell’acqua e muore, affogando praticamente in sé stesso… questo è l’epilogo, in cui è evidente la pericolosità ai fini della propria sopravvivenza di "centralizzare" sé stessi rispetto al mondo circostante. Non conosciamo l’inizio della storia ma certamente troveremmo qualcosa come "una primordiale e profonda delusione" oppure "una catastrofe affettiva"… qualcosa che darebbe il senso della necessità della "sopravvivenza di sè", altrimenti impossibile senza quel "piccolo" stratagemma. Una sopravvivenza nel caso considerato temporanea, vista come è finita la storia, ma che almeno ha dato una "chance" in più… un’ultima possibilità che il giovane non è riuscito a cogliere forse proprio perché non si è reso conto della "irrealtà" dell’esperienza che stava vivendo…

Sempre cercando una "traduzione" del concetto, si potrebbe dire che il narcisismo è l’espressione di una confusione tra un "senso di Sé" ancora in fasce ed il modo esterno vissuto ancora come "proprietà" del Sé, appunto, e non come qualcosa di esterno ad esso… è il modo con cui il bimbo appena nato riesce a vivere, anzi a sopravvivere al "trauma della nascita", finchè non sopraggiungono, in relazione ad un necessario sviluppo psicofisico, nuove e più funzionali difese…

Distorsione, negazione proiezione idealizzazione primitiva e scissione insomma rischiano di essere la nostra immagine riflessa e, come accadde per Narciso, se non ne comprendiamo la temporanea valenza difensiva, causa della nostra "morte economica"…

… Come vedremo in questi casi la realtà immaginata è così diversa dalla realtà "reale" che si è veramente incapaci di "leggere" le esperienze negative fatte per quello che veramente sono state così da metterci al sicuro dalla loro relativa "ansia angosciante"…

Una "vittoria di Pirro", come già detto negli scorsi interventi, che, nel tempo, può portarci alla rovina…

E’ necessario crescere, nelle nostre difese, passare almeno da queste (narcisistiche) a quelle "immature" che, anche se tali ("immature", intendo) sono comunque preferibili alle prime…

… ma di questo ci occuperemo la settimana prossima…

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Ci siamo lasciati la scorsa settimana con la classificazione definitiva, almeno per quanto ci riguarda, dei meccanismi di difesa all’interno di quattro gruppi di riferimento - Narcisistici, Immaturi, Nevrotici, Maturi – ed abbiamo iniziato a riflettere sul significato del concetto di "Narcisismo".

Il passaggio al significato di "Immaturo" porta in sé automatica la riflessione sul suo opposto, la Maturità… questo è uno di quei casi in cui si definisce un concetto tramite la negazione dell’opposto: "è ciò che non è il suo contrario" (Immaturità = Non-Maturità).

Per "Maturità" intendiamo il raggiungimento e completo sviluppo di quell’equilibrio nella capacità di "Mutua relazione sociale" che è caratteristica specifica della "Specie Umana".

Continuare su questa strada ci porterebbe sicuramente lontano, in campi filosofico-esistenziali sicuramente interessanti ma in cui difficilmente riusciremmo a mantenere il nostro "faro" di concretezza che ci siamo proposti.

Diciamo allora più semplicemente, e forse anche semplicisticamente, che "Maturi" lo si è nel momento in cui si diventa pieni consapevoli di Sé come diversi dall’ "Altro" (quindi dal mondo circostante) e, soprattutto, quando ci si rende conto che questo – il mondo – va avanti benissimo anche senza la nostra collaborazione…

"Tutti si è utili e nessuno è indispensabile"... e per arrivare a tanto è necessario un grosso momento di umiltà per tollerare la relativa frustrazione, soprattutto venendo da una posizione esattamente contraria, quella cioè in cui ci si sente "narcisisticamente" padroni del mondo semplicemente perché non si è riusciti a distinguerlo da noi e, quindi, a capire che essere "padroni di sé stessi" ed essere "padroni del mondo" sono due cose diverse…

 

Come al solito la tastiera mi prende la mano ed inizia a scrivere da sola…

 

Cerchiamo di tornare al motivo della riflessione di oggi:

… Il significato dei 4 gruppi di riferimento allora sarà quello di osservare l’Uomo in quattro momenti differenti rispetto alla propria "costruzione di Sé" secondo un processo di crescita che la porta ad arrivare a vivere in maniera armonica e solidale con il mondo circostante passando dalla prima alla quarta fase… saltando la terza!

Eh sì, perché la terza, quella nevrotica in cui peraltro tutti chi più chi meno, chi in una "Area Sociale" (famiglia, lavoro, scuola, affetti) chi in un'altra, ci ritroviamo non si può intendere proprio una "evoluzione di una fase di sviluppo normale", anzi è esattamente l’opposto: l’arresto dello sviluppo ad una fase "immatura" appunto.

E’ qui, nell’area nevrotica, che incontreremo i problemi maggiori perché, mentre i meccanismi di difesa che la riguardano sono sicuramente meno "arcaici" – cioè incomprensibili – e distruttivi di quelli narcisistici, esistono e vengono attivati a causa delle problematiche complesse che hanno arrestato a quel livello (ed in quell’area) lo sviluppo del proprio Sé… Come dire che il trading, un po’ come tutto quello che facciamo, è uno specchio che riflette il modo con cui rapportiamo noi al nostro Sé e questo agli altri… Se avremo raggiunto un adeguato sviluppo saremo in grado di tollerare sufficientemente le sue frustrazioni, magari facendoci aiutare dai meccanismi di difesa "maturi", altrimenti inevitabilmente si apre davanti a noi la Nevrosi in tutta la sua complessità e "perversione": un continuo "muoversi" facendo un passo avanti ed uno indietro, in pratica, quindi, si resta fermi.

A lunedì prossimo….

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Abbiamo definito i contorni, i confini della spazio all’interno del quale ci inoltriamo per le nostre riflessioni.

A questo punto dovrebbe essere chiaro quindi che se parliamo di "distorsione", ad esempio, ci riferiamo ad una difesa del gruppo "Narcisistico"… problematico, certo, ma sempre "fase di sviluppo"… una "tensione a muoversi" che trova degli incomprensibili ostacoli (almeno apparentemente tali) alla sua naturale evoluzione. Le difese di questo gruppo hanno, comunque, insite in loro, la voglia di muoversi che, come una molla "contratta", quando giustamente incanalate, portano rapidamente alle fasi successive di "sviluppo maturo"….

Sento il trader che è in voi "scalpitare", chiedersi e chiedere: "Sì, sì… allora?"

Non voglio indugiare oltre in questa "cornice" e passo rapidamente ad evidenziare le applicazioni che tale discorso può avere per la nostra "professione trader:

 

  1. DISTORSIONE

"La realtà esterna è grossolanamente rimodellata per soddisfare le necessità interne – compresi convinzioni megalomaniche irrealistiche (…) – e viene usata per sostenere sentimenti di superiorità o di pretesa deliranti" (1) o - aggiungo io – per controllare l’ansia rispetto alle proprie procedure di analisi e previsione futura… ed ecco che, finalmente dirà qualcuno, siamo arrivati "a Bomba".

Di "rimodellamenti" della realtà esterna, l’analisi, quella tecnica, ne è fin troppo piena…

Se assumiamo come "realtà" il valore, il prezzo vero ("reale", appunto), dell’oggetto della nostra analisi (quotazione azionaria del titolo "XYZ" o valore dell’Indice di riferimento) possiamo facilmente renderci conto come tutti, o quasi, gli indicatori usati nella nostra quotidiana "analisi tecnica" non sono altro che una distorsione della realtà esterna.

Pensiamo al concetto di "Media mobile" in tutte le sue varianti (semplice, esponenziale, pesata ecc) ed estensioni (a 3gg, a5gg a 7gg… a 50gg ecc) e che dire poi di Momentum, RSI, Ad-line, Bollinger e chi più ne ha più ne metta…

 

… Non voglio certo dire che tutte queste procedure siano inutili e "false" (false rispetto a cosa poi…), quello che voglio dire è che forse parte del loro successo lo devono alla loro capacità di "soddisfare la necessità interna e tranquilizzarsi" rispetto alla possibilità che la realtà futura possa andare nella direzione da noi prevista… Vedete, eccolo il paradosso svilupparsi davanti ai nostri occhi in tutta la sua grandezza: non siamo noi a dover modificare in modo plastico le nostre previsioni ed "adeguarci" agli imprevedibili sviluppi della realtà esterna ma è lei a doversi adeguare a noi e lo fa attraverso la elasticità dei suoi "indicatori"…

 

Un esempio potrà servire a chiarire meglio cosa voglio dire:

Ipotizziamo di essere "ribassisti" (viste le ultime "evoluzioni" dei giorni scorsi non ci vuole molto…). Abbiamo svolto la nostra analisi rispetto alla Media mobile (MM) a 5 gg, semplice, che l’indice (il FIB30) ha "tagliato" l’8 Ottobre scorso… Ipotizziamo ora che il Fib lunedì fermi la sua discesa e torni a salire tornando, magari martedì, sopra la sua MMa5, quale sarà la nostra reazione? In teoria, secondo logica dovremmo dire "il ribasso è finito", "si torna a salire, ma quanti di voi, onestamente, non saranno piuttosto tentati di modificare l’estensione della prima MM a 5 allungandola, a10 o magari a 20 e dire, così: "no, il ribasso ancora non è finito, siamo in pull-back e poi si torna a scendere…".

Ecco, vedete, la nostra realtà "distorta", rappresentata dalla Media mobile finisce con l’essere, grazie alla sua "plasticita", un tranquillante rispetto all’ansia relativa all’ipotesi di esserci sbagliati rispetto al "ribasso" che quindi in soldi che in esso abbiamo riposto non sono ancora del tutto persi…

L’esempio appena fatto per la "Media Mobile" può facilmente essere "reimpostato" per quasi tutti gli altri tipi di indicatori conosciuti ed usati (dico quasi solo per lasciare aperta la possibilità al dubbio, ma personalmente penso che il discorso vale proprio per tutti, senza il "quasi").

A questo punto, tre ultime considerazioni:

  1. E’ necessario "riscoprire" l’uso ed il significato degli strumenti che normalmente usiamo per l’analisi: un modo per "leggere" e "capire" la storia e non per "predire" il futuro…
  2. Qualsiasi strategia noi facciamo rispetto alle possibilità degli sviluppi futuri deve contenere "in automatico" le scelte e gli interventi da attuare anche e soprattutto se le cose non vanno come da noi previsto, lasciando le riflessioni sui "come" e "perché" ci siamo sbagliati ad un altro momento, quando avremo recuperato quella calma e capacità di ragionamento che possediamo solo, e sottolineo solo, siamo "fuori" dal mercato.
  3. Dall’esempio fatto è chiaro, almeno spero, il significato "anti-ansia" del meccanismo di Distorsione appena descritto… dovrebbe essere altrettanto chiaro la sua "temporaneità" nel senso che, passando le ore ed i giorni (se effettivamente il mercato ci "va contro" e noi siamo lì, inermi ma tranquilli, ad osservarlo), l’ansia scompare da sé insieme ai soldi del nostro investimento lasciando il posto ad una sensazione di vuoto e ad un’amarezza che è possibile colmare solo con l’ipotesi di un nuovo trading vincente, ma forse così pensando stiamo già mettendo in atto un altro di questi famigerati "meccanismi di difesa"

 

Un consiglio:

Per evitare di perdere di vista che la realtà, quella vera, è solo e sempre il grafico dei prezzi, diamo ad essa uno "spessore" maggiore rispetto a tutte le altre linee che riempiono, spesso in maniera caotica, il nostro grafico, in modo da sottolinearci sempre che quella, e solo quella, è la realtà che deve essere sempre al centro dei nostri "pensieri"…

 

Quindi……stiamo sviluppando il nostro grafico, lo vediamo disegnarsi quasi da solo sul nostro monitor, con le sue barrette colorate. Cerchiamo di dargli un senso o, meglio, che "lui ci parli", che ci dica qualcosa… che possa darci indicazioni su quale sarà la futura direzione.E’ curioso che questo avvenga non solo prima di essere "entrati" nel mercato, prima di aprire una "posizione" intendo, ma anche e soprattutto dopo.

Voi mi direte: "Come curioso… è naturale, devo controllare il mio investimento". Certo, detta così avete ragione, ma non era questo che intendevo.

Come al solito, prima che i miei pensieri si ingarbuglino completamente fra le sinapsi dei miei neuroni cerco di spiegarmi meglio:

E’ logico e naturale che si torni periodicamente ad osservare "come sta andando" il nostro investimento, meno logico che si cerchi di "volere conferme" che questo stia andando bene…

Non mi sembra di essermi spiegato abbastanza, quindi riprovo:

Dunque,

Io mi metto davanti al mio grafico colorato, "leggo" i parametri studiati e "vedo" che ci sono delle buone prospettive perché l’indice salga, … una salita non rapida, il rialzo dovrebbe essere così abbastanza affidabile, ho una mia idea sul rapporto tra velocità e movimento… apro una posizione lunga.

Il giorno dopo (1) Vado a vedere come sta andando il mio investimento: l’indice è salito dello 0,8 %, sui massimi della giornata, escursione min/max relativamente contenuta, trovo tutte le conferme alle mie previsioni.

Passa un altro giorno e poi un altro ed un altro ancora… tutto sta andando come previsto.

Una sera, apro il grafico e mi accorgo che l’indice è sceso dell’1,8% ed è sui minimi della giornata…

Come continua la storia?

Vediamo, abbiamo tre possibilità:

  1. Entro in fibrillazione, comincio a sudare, faccio tutti i conti di quanto sono in guadagno, di quanto ho "perso" quel giorno, di quanto non avrei perso se avessi guardato prima il monitor, inizio a ripetermi quanto sia stato sciocco non averci pensato (alla necessità di una correzione dopo tutti quei rialzi), quanto sia stato stupido per… Vado avanti così tutta la notte aspettando la mattina per chiudere la posizione.
  2. Leggo la diminuzione dell’indice come una necessaria correzione… i parametri sono ancora "quasi tutti" al rialzo quindi non ho niente da temere… anzi, "…domani dopo la correzione di oggi, sai come risale??!!"
  3. Leggo come fine del movimento di moderato rialzo la pesante correzione con aumento evidente delle escursioni min/max… d’altra parte prima o poi doveva finire no? Anzi, lo stavo quasi aspettando qualche segnale di inversione… ed un segnale di inversione presuppone sempre una "perdita", o, per dirla meglio, "una diminuzione del potenziale guadagno in essere", altrimenti che segnale di inversione è?

 

Ecco, la seconda possibilità è la messa in atto del meccanismo di difesa della "Negazione" che, come forse qualcuno di voi aveva intuito, è l’oggetto dell’intervento di questa settimana. Negazione della realtà quindi, quella realtà, nel nostro caso, invece evidente nella analisi della terza possibilità… Una realtà che deve essere immaginata e prevista già all’inizio, prima di aprire ogni qualsiasi posizione. Non solo stabilendo precise strategie di stop-loss, ma anche precisi criteri di stop-trading, altrimenti si corre il serio rischio di mettere in atto la Negazione quasi inconsapevolmente, per difenderci dall’ansia dell’incerto, dell’imprevisto, del non sapere che fare e, soprattutto non sapere perché… (cfr posizione 1)

Quindi, a conclusione, anche in questo caso appare evidente la non-utilità (2) del meccanismo di difesa (in questo caso della negazione) se non ai fini di preservarci dagli effetti "distruttivi" dell’ansia e della disistima personale… al riguardo però può essere di una utilità di gran lunga maggiore un cammino di training personale che porti, in anticipo, alla "messa a punto" di "strategie" di analisi dei dati basate sui "numeri" dei prezzi delle quotazioni dell’indice su cui abbiamo intenzione di investire piuttosto che sul "numero" di volte che, da bambino, abbiamo rubato la marmellata…(3)

 

  1. Non è un caso che abbia scelto la "periodicità giornaliera" per la verifica dello "stato dei fatti"…frequenze inferiori (da un’ora fino ad arrivare al realtime) mi stressano troppo ed il "mio" strizzacervelli dice ne abbiamo già troppi di sorgenti di stress che aggiungerne anche altre non sia proprio il caso.
  2. Non-utilità intesa quando applichiamo in modo costante e continuato il "Mdd". In "casi di emergenza" o "imprevisti", invece, il Mdd è, non solo utilie, ma indispensabile.
  3. La "perplessità" che ho voluto inserire in conclusione di questo intervento è determinata dalla necessità di lasciare aperto "a livello mentale" il discorso sulla "confusione" di motivazioni e significati che ha il trading per ognuno di noi… ci torneremo quando parleremo del "trading come espressione del proprio modo di essere".

 

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Continuando a sviluppare sensazioni e pensieri riguardo al tema che ormai ci tiene impegnati da qualche settimana, parleremo oggi del meccanismo della "Proiezione".

Più andiamo avanti, più è evidente la complessità del "sistema mentale", soprattutto quando si consideri come, nella maggior parte dei casi, questi "meccanismi" che stiamo trattando si esprimono insieme, anche se non tutti contemporaneamente, contribuendo, ognuno per suo conto, al divenire di quelle emozioni che, come già detto in altra occasione, danno significato alle nostre quotidiane azioni…

 

Quindi, tornando alla Proiezione…

"La percezione e la reazione nei confronti degli impulsi interni inaccettabili e dei loro derivati si realizzano come se questi fossero al di fuori di sé…" (1).

 

Gli "impulsi interni inaccettabili e loro derivati" sono, nel nostro caso – trading perdenti – la sensazione di sconfitta e fallimento, la diminuzione marcata della propria stima di Sé.. la rabbia verso un senso di giustizia che sembra toccare tutti tranne noi… così la sfortuna sembra accanirsi verso i nostri trading… ma noi alla sfortuna non crediamo… il fatto è che noi, in fondo, siamo dei "buoni", crediamo ancora "nelle favole"… così è facile che gli altri si approfittino della nostra bontà… cosa ci vuole… è scritto in tutti i libri che alla rottura di una trendline segue un pull-back… è facile così per "Loro" costruire una trappola per rialzisti… sono potenti "Loro", le "Mani Forti"… muovono con facilità il mercato, è loro la colpa se i nostri trading risultano perdenti in continuazione, non nostra... noi saremmo bravi e capaci di risultati se "le regole fossero uguali per tutti" ed il gioco non fosse truccato…

Ecco, la vecchia storia delle "Mani Forti" mi sembra descriva bene, sia nella teoria che nella pratica, il meccanismo della Proiezione…

Come è possibile vedere nel monologo "ruminativo" sopra riportato, grazie ad essa (la Proiezione) è possibile salvaguardare la propria autostima ed esprimere la rabbia verso "qualcuno diverso da noi". Che poi questo "qualcuno" esisti davvero poco importa, il nostro obiettivo (sopravvivere ad impulsi interni inaccettabili) l’abbiamo raggiunto…

 

E’ importante individuare e cercare di ridurre al minimo l’attuazione di questo pericoloso meccanismo perché, come detto, porta alle inevitabili percezioni alterate della realtà dovute all’approccio narcisistico, in cui il Sé è poco definito e proprio per questo poco tollera diminuzioni del proprio valore personale…

In un primo momento bisogna cercare di capire quanto esso (il meccanismo della Proiezione) è presente nei nostri schemi cognitivi (2).

A questo scopo è possibile cercare di valutare "la sua portata" nelle quotidiane frustrazioni non necessariamente solo di trading… è evidente infatti che, poiché il trading è solo una delle tante espressioni del nostro modo di essere, i meccanismi di difesa abitualmente "posti in essere" in esso sono gli stessi che utilizziamo altrove (frustrazioni quotidiano non di trading)…

Concretamente si può procedere ad un elenco degli "episodi frustranti" della settimana aggiornandolo quotidianamente esprimendo in una colonna a fianco ad ogni episodio, un parere riguardo il soggetto causa della frustrazione stessa. Quindi si passa ad una valutazione:

Se il numero di episodi in cui "la colpa" è attribuita a "qualcuno diverso da noi" è superiore ai 2/3 degli stessi allora è presumibile che "la Proiezione" è uno dei nostri abituali meccanismi di difesa…

…non bisogna certo allarmarsi né tantomeno pensare di ricorrere "alle cure del caso"…

Se è evidente che preferiamo la "Proiezione" agli altri m.d.d. dobbiamo cercare di aumentare la tolleranza rispetto ai propri errori e questo è possibile farlo, paradossalmente, aumentando le conferme rispetto ai propri risultati positivi (anche in questo caso non necessariamente solo di trading), magari con un "elenco" a due colonne analogo al precedente: a sinistra "l’oggetto" della nostra "soddisfazione" ed a destra l’importanza che diamo all’evento (1,2,3 "stelle"). (3)

E’ evidente infatti che, essendo più convinti del proprio "valore personale" e delle proprie capacità, si raggiungerà un grado di autostima tale da poter tollerare momentanee "defaillances" senza dover chiamare in causa in maniera paranoica e quindi proiettiva l’intervento di altri (le "mani forti" nell’esempio di cui sopra) chi si prendano il carico delle "nostre colpe".

Questa è solo "una" possibilità, "una fra tante"… la realtà, fortunatamente, non permette mai un solo punto di vista…

NOTE:

(1) "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale.

 

(2) Schemi cognitivi: Modi più o meno costanti con cui siamo soliti "leggere", cioè dare un significato, alle cose che accadono, sia in noi che intorno a noi.

 

(3) A qualcuno questi "esercizi" potranno sembrare banali ma vi assicuro che hanno una "portata" molto superiore alla loro apparente banalità.

 

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L’intervento di oggi va a concludere il capitolo dei meccanismi di difesa (mdd) narcisistiche.

 

Vorrei brevemente ricordare come riconoscersi in questo o quel "meccanismo", anche se del gruppo "narcisistico" non vuole assolutamente significare avere dei "problemi" o essere "psicologicamente deboli"… tutti, chi prima chi poi, chi per una volta sola chi abitualmente mettiamo "in atto" questi meccanismi, quindi riconoscersi in essi significa sviluppare quella conoscenza di sé (che in termine tecnico viene definita "insight") necessaria al fine di comprendere la natura ed il significato delle proprie scelte e degli obiettivi posti…

 

SCISSIONE:

Gli oggetti esterni (1) (2) sono suddivisi in "completamente buoni" e "completamente cattivi", ma vi può essere un passaggio improvviso di un oggetto da una categoria ad un’altra. Si può avere l’improvvisa e completa inversione dei sentimenti e delle concettualizzazioni su una persona (…). (3)

 

IDEALIZZAZIONE PRIMITIVA:

Gli oggetti esterni, che sono visti come "completamente buoni" o "completamente cattivi", sono irrealisticamente considerati dotati di grande potere. Più comunemente, gli oggetti "completamente buoni" sono considerati onnipotenti o ideali, mentre la cattiveria degli oggetti "completamente cattivi" è esageratamente accentuata. (3)

 

Bene, sarei molto curioso a questo punto di sapere come state "interpretando" i due meccanismi sopra riportati… a cosa state pensando… come pensate andrà a finire il discorso….

Sono quasi tentato di smettere qui ed aspettare le vostre considerazioni al riguardo…

Eh sì perché mai come in questo caso l’anima del trader viene fuori prepotente, e mi riferisco al rapporto perverso tra il trader ed i "suoi" (4) trading systems (Ts)… ecco svelato l’arcano.

Tutto nel trading system è ambivalente e perverso. La natura stessa del Ts ci induce a questa riflessione soprattutto se lo si osserva in relazione a colui che lo ha costruito o, in caso contrario, che comunque lo ha scelto per avere i famosi "segnali automatici" di "entrata" ed "uscita"… Se così davvero fosse, ed intendo riferirmi ai segnali automatici", questo (il Ts) dovrebbe essere collegato direttamente con il telefono della nostra Sim… allora sì che sarebbe automatico…

… Ma così non è. Chi legge i segnali, chi decide alla fine se telefonare o meno, se entrare o restare coraggiosamente (5) alla finestra è il trader e solamente lui: che cosa c’è allora di automatico?

Il Ts è parte del proprio Sè, questo è il punto (e ciò è ancora più evidente nel caso in cui è stato proprio lui a costruirlo e tararlo)… è parte del proprio Sé ma è qualcosa di estraneo a Sé, e questa ambivalenza permette, secondo i casi di idealizzarlo onnipotentemente o di "ricacciarlo nelle tenebre" degli ultimi cassetti della sua scrivania, indignato e… sconfitto.

Ma per ogni Ts che va un altro arriva…grande, questa volta sì onnipotente, senza errori, in cui poter riporre le segrete ambizioni di vittoria… non resta altro che provarlo.

Il Ts è, o almeno dovrebbe essere solo un mezzo per capire come e dove stanno (forse) andando i Mercati, se poi si decide, all’interno della nostra strategia di trading globale, di scegliere i suoi segnali per operare in situazioni predeterminate ("si entra solo quando…" – "… e si esce quando arriverà…") è una scelta del tutto personale e la validità di questa scelta, come del Ts in questione, potrà essere verificata solo se la somma dei "segnali che portano guadagno" sarà maggiore a quella dei "segnali in perdita" inevitabilmente presenti, anzi, per dirla meglio, se la somma dei guadagni procurati dai primi (i segnali "buoni") è superiore alle perdite generate dai secondi (quelli "cattivi").

A questo punto altre parole non servono, basterà rileggere le definizioni sopra riportate in questa ottica per rendersi meglio conto della riflessione che volevo "stuzzicare"…

 

E’ possibile anche un’altra "applicazione" dei mdd oggi considerati e mi riferisco al rapporto del Trader con i suoi consulenti, siano essi privati (della propria Banca o Sim) o pubblici (presenti sul Web ed a disposizione di tutti, tipo il "nostro" Natale Lanza, insomma)…

Anche in questo caso possiamo osservare come molto spesso, il trader sia portato a vederli come "… è bravo, bravissimo, quasi onnipotente" fino ad arrivare a prendere alla lettera ogni sua parola detta come "oro colato" come avesse una sfera di cristallo magica, anzi di più: come fosse lui stesso a "fare" il Mercato tanto da non poter sbagliare.

Se poi l’errore arriva, anzi "quando" poi l’errore arriva inevitabile, ecco allora che il così bravo consulente in un attimo finisce per diventare "… è incompetente, incapace… e forse l’ha fatto pure apposta a darmi l’indicazione sbagliata di vendere subito prima che il titolo risalisse, così se li è comprati lui, i miei titoli (6)".

A lunedì prossimo…

 

  1. Il termine "oggetto" è inteso nel senso di "oggetto psicologico" e pertanto può riferirsi sia a persona che a cosa.
  2. Qualcuno di voi si starà giustamente chiedendo: "come ‘esterni’… ma non s’era detto che a questa fase di sviluppo della personalità i Narcisisti hanno una visione confusa di sé e dell’altro vivendo tutto come parte del Sé?"…. In parte è vero, però è necessario rendersi conto che quando si parla di "sviluppo " si deve pensare a qualcosa in "perenne divenire" da "Sé" a qualcos’altro di "diverso dal Sé precedente ma che è sempre Sé"… che si avvicina sempre più alle fasi di sviluppo seguenti…
  3. Può essere utile inserire a questo punto la definizione di un altro Mdd, sempre del gruppo "difese narcisistiche", che per "brevità" non tratteremo…

    IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA: "Gli aspetti non voluti del sé sono depositati in un’altra persona, in modo tale che il soggetto che compie la proiezione si sente tutt’uno con l’oggetto della proiezione (…). La difesa permette di distanziarsi e di farsi comprendere esercitando pressioni su un’altra persona perché provi sensazioni simili alle proprie."

  4. "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale.
  5. Che siano veramente "suoi" cioè costruiti e tarati da sé o presi in prestito da altri, magari dal Web poco importa, psicologicamente il sistema scelto è vissuto come proprio. D’altra parte abbiamo già visto come a questi livelli la relazione "parte di sé" ed "esterno a sé" sia abbastanza confusa…
  6. Più rifletto su questo affascinante quanto buffo mondo e più mi rendo conto che a volte la difficoltà più grande è quella di rimanere alla finestra, magari rendendosi conto che il treno è passato e s’è perso e si può ormai solo aspettarne un altro, pazientemente … ecco il coraggio e la forza della pazienza….
  7. Spero non sia sfuggito, almeno in qualcuno di chi mi segue, come in questa ultima frase è evidente la "messa in atto" anche del mdd di proiezione.

 

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Con l’ultimo intervento abbiamo terminato le riflessioni sul primo gruppo, quello delle difese narcisistiche.

Il naturale sviluppo del nostro discorso, così come anticipato ormai più di qualche settimana fa, ci porta inevitabilmente a crescere un po’… ad abbandonare le posizioni confuse ma relativamente tranquille, almeno a livello emozionale, del "mondo narcisistico" e ci avvicina alla consapevolezza delle responsabilità del "mondo degli adulti".

Ci "avviciniamo" a questo (il mondo degli adulti) ma la strada da fare per raggiungerlo è ancora lunga.

 

Fermando la nostra attenzione alle "difese immature", ci accorgiamo facilmente infatti di trovarci, con questo gruppo di "meccanismi", in quel "momento di passaggio" tra infanzia ed età adulta che è tipico della pre-adolescenza e dell’adolescenza: quel periodo caratterizzato dalla presenza del mondo della scuola in tutte le sue tappe come principale riferimento di socializzazione e di crescita dell’individuo.

E’ questo il momento in cui si è ormai giunti alla consapevolezza di "Sé" come "diverso ed estranei dell’altro", però non si è ancora ben capito il perché… e soprattutto si cominciano a cogliere le contraddizioni tra sensazioni psicologiche e percezioni fisiche (il "mal di pancia" che sopraggiunge in alcuni bambini ogni mattina al momento di dover lasciare il caldo rifugio del letto per recarsi a scuola ne è un esempio)…

Dalla confusione Sé-altro si passa quindi a quelle Corpo-mente, salute-malattia, fantasia-relatà…

 

Il tempo passa e quando il tempo passa è inevitabile registrare dei cambiamenti nel nostro modo di vivere e reagire alle gioie e dolori della vita che ci circonda.

 

Sono talmente tante, a ben pensarci, soprattutto le seconde che difficilmente si riesce a capire come si possa decidere (e del tutto volontariamente) di aggiungere ad esse quelle di un mondo così "strano" come quello dei Mercati Finanziari. Un mondo dove i "numeri" li fanno inevitabilmente quelli che giocano veramente… un bel gioco… tipo il golf: si fa di tutto per centrare la buca… peccato che non chiedano mai se disturba troppo fare la parte della pallina…

Si viene sbattuti a destra e sinistra, con la leggerezza di una piuma… eppure un certo "peso" si pensava di averlo ed invece alla fine ci si accorge che l’unico peso possibile è quello della attrazione di gravità che, soprattutto nei Mercati a termine costringe inevitabilmente a terra.

"A terra" come il nostro umore… e non solo quello.

Dove sono finite le piacevoli sensazioni fisiche dei giorni precedenti quando "la vittoria" era, se non certa, altamente probabile, quando ci si sentiva eterei in alto e "senza peso", quasi niente e nessuno potesse fermare il "volo"? quelle sensazioni – dicevo – col passare dei giorni hanno lasciato il posto ad una tensione… sempre maggiore e tanto più forte quanto più velocemente il "riacquistare peso" inizia a far precipitare il volo verso il basso: ci si accorge solo allora dell’apparenza del volo… non altro che una parabola giunta al culmine, una "sensazione di volare" data dalle ultime forze impresse dallo strumento vibrato… vibrato da altri, quindi non "volo di forza propria".

 

Il trascorrere del tempo finisce la parabola e le tensioni del "volo discendente" lasciano il posto ai malori delle ritrovate vertigini, quando si ha la percezione fisica del movimento ma la consapevolezza dell’essere fermi, una dissonanza questa sempre mal tollerata: come è molto più facile immaginare allora di volare …

… chiudiamo gli occhi ed ecco, il volo ricomincia…

 

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Oggi, prima di iniziare, permettetemi solo una considerazione…

Sicuramente quando ormai qualche anno fa iniziai ad interessarmi di Borsa e di Mercati mai avrei pensato di finire per "conciliare" questi due miei interessi apparentemente così distanti la cui "fuga" dall’uno dava il significato dell’esistere dell’altro… ma la vita va al di là delle apparenze…

Quasi per caso all’inizio… quasi per gioco, dove la parola "gioco" assume il senso del divertimento personale, mai quello della superficialità, mi sono ritrovato a riflettere e condividere con voi i significati dei risvolti psicologici del trading…

Ringrazio chi mi ha dato questa possibilità, il nostro padrone di casa dott. Natale Lanza, la sua disponibilità e ospitalità ha permesso l’incontro fra queste mie due anime, ora finalmente in pace fra loro… spero di non deludere ne la sua né le vostre aspettative…

Dunque, riprendiamo il discorso…

Ci siamo lasciati con gli occhi chiusi ad immaginare di volare, alla fine di una riflessione che ci ha introdotti nel capitolo dei "meccanismi di difesa immaturi":

  1. SOMATIZZAZIONE
  2. IPOCONDRIA
  3. FANTASIA SCHIZOIDE

SOMATIZZAZIONE:

"(…) La persona tende a reagire con manifestazioni somatiche piuttosto che con sintomi psichici. Nella desomatizzazione le risposte somatiche infantili sono sostituite da pensieri ed affettività (leggi "emozioni" n.d.r.). Nella Risomatizzazione, la persona regredisce a forme somatiche più precoci quando deve risolvere conflitti". (1)

Spero che, alla luce di questa definizione, il discorso sui "mal di pancia dei bambini" fatto la scorsa settimana inizi ad acquistare un certo significato…

Ma cosa c’entrano queste apparenti "intolleranze alimentari" con il nostro trading?

Intanto, per iniziare, a renderci conto di come la vita ci porti a volte a fare passi avanti… a crescere, permettendoci e rendendoci capaci di pensare ed emozionarci di fronte agli "eventi di tutti i giorni" anche i più banali, figuriamoci di fronte al trading che, almeno per noi, tanto banale poi non è…

Altre volte invece, i passi non sono avanti ma indietro… "regrediamo" traducendo gli accadimenti in malori corporei… tornano i "mal di pancia" insomma, abbandonati dai tempi della scuola…tanto più quanto ci troviamo di fronte a "conflitti", almeno così ci indica la nostra "definizione di riferimento".

Anche in questo caso, quindi, qualcosa ci distoglie dall’emozione provata, il vero "segnale" da analizzare ed interpretare per prendere le misure ai nostri comportamenti e scelte operative…

La difficoltà nel tradurre e riportare al loro significato originario questi segnali corporei così diversi per ciascuno (gastriti, aumenti della pressione arteriosa, cefalee, digestione lenta ecc) sono enormi e dovute al fatto che, spesso, queste manifestazioni, presentandosi in forma lenta ed insidiosa ed evidentemente anche relativamente innocua, vengono "inglobate" nella generica interpretazione "è lo stress" inserendo così in un unico "calderone" tutti i fattori di stress presenti contemporaneamente, ora ed adesso, nella nostra vita quotidiana… fra cui, sicuramente, il trading.

Viene meno così il "messaggio emotivo" che ci indurrebbe ad analizzare meglio il modo con cui ci poniamo di fronte ad esso (il trading) e, magari a sceglierlo in un’altra forma… meno stressante per il nostro modo di essere…

Che fare?

Chi si fosse riconosciuto nelle descrizioni fatte finora (chi per intendersi pensa di essere uno che generalmente "somatizza" di fronte allo stress) potrebbe provare a ricorrere alla tecnica di "selezione immaginativa" per cercare di individuare le fonti principali del proprio stress. Il procedimento è semplice ma, al solito, di grande portata psicologica…

In un primo momento dobbiamo cercare di elencare tutti i principali fattori di stress presenti, individuabili nelle situazioni che creano disagio o che sono fonte di discussione con chi condivide con noi, oltre la quotidianità, gli affetti… lasciamo a questa prima fase il tempo necessario, dedichiamogli qualche giorno…magari anche una settimana.

Quando pensiamo di averli individuati tutti passiamo alla seconda fase: scegliamo un giorno in cui siamo particolarmente liberi da impegni, un luogo dove possiamo trascorrere un paio d’ore tranquilli senza essere "disturbati".

Mettiamoci calmi, è il nostro momento.

Prendiamo il primo "elemento stressante", chiudiamo gli occhi ed iniziamo a pensare, cercando di immaginare come sarebbe la nostra vita senza di esso, in termini di tranquillità emotiva però e non di maggiore o minore piacevolezza… dobbiamo farlo concretamente cercando di immaginare la nostra giornata così com’è, dalla mattina alla sera, uguale a sé stessa e diversa solo per l’assenza di uno (ed uno solo) dei nostri "elementi stressanti"

Uno ad uno i nostri "stressors" scorreranno davanti ai nostri occhi nella loro assenza… alle giornate trascorse in loro assenza, ad una ad una, daremo un punteggio (magari le solite 1,2,3 "stelline") in relazione alla minore o maggiore tranquillità percepita, riuscendo così, alla fine, ad individuare il posto occupato dal nostro "trading" all’interno della "graduatoria finale"…

Certo, se finisce "piazzato, tra i primi tre, ci sarà difficile continuare ad ignorare la valenza stressante della nostra esperienza, sarà utile allora passare magari ad una "terza fase" in cui potremo trovare, se proprio l’interesse è tanto da non poterne fare a meno, un modo diverso e più in linea con le nostre modalità personali e, soprattutto, facendo i conti con le altre nostre attività cui dobbiamo, per necessità, inevitabilmente "fare i conti"…

Ma di questo ci occuperemo quando parleremo della "scelta del trading", per il momento accontentiamoci di individuare qual è il "peso" del trading all’interno del "paniere dei nostri stressors"…

A lunedì prossimo…

  1. "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale.

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IPOCONDRIA: "Atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione per la propria salute e dall’ansiosa o addirittura ossessiva tendenza a sopravvalutare i minimi disturbi" (1) …

La Definizione di cui sopra ci introduce nell’argomento di oggi… approfondiamola:

IPOCONDRIA: "La riprovazione derivata dal lutto, dalla solitudine o dagli impulsi aggressivi inaccettabili verso gli altri è trasformata in autoriprovazione e lamentele di sofferenza, malattie somatiche e nevrastenia. Il soggetto può anche esagerare o enfatizzare eccessivamente una malattia con lo scopo di evadere o regredire (a livello psicologico, n.d.a). (…)".(2)

La differenza con la somatizzazione descritta la scorsa settimana è sottile… diciamo per semplificare che nella prima (la somatizzazione) si viene a creare un dolore da sofferenza fisica reale nella seconda (l’ipocondria) manca un vero "danno fisico"…. Quello che è reale è solo il "dolore" e la sua "rappresentazione mentale" di essere fragili e di aver subito un danno in senso esteso…

… forma di nevrosi simile alla malinconia, sempre in (1).

Qui di applicazioni al campo "Borsa e Mercati finanziari" ne troviamo almeno quante ne troviamo (di applicazioni) nella vita di tutti i giorni…che poi, forse, ha pure un significato maggiore a livello della propria crescita personale… Mi spiego meglio:

E’ vero che quello che scrivo è inserito in una rubrica di "trading" ma gli argomenti toccati vanno a "pizzicare" delle personali corde, interne ad ognuno di noi, ed il significato che ne deriva dovrebbe essere un’armonia capace di riempire tutta la nostra vita e la nostra esistenza, che le dia significati o, almeno, maggiore comprensione…

Quanto alle possibili applicazioni alla Borsa ed al trading… il meccanismo di oggi ripete quanto scritto la settimana scorsa… diciamo che a questo livello (il trading) poco importa se il "danno fisico" c’è o meno, quello che importa è la "rappresentazione", il significato psicologico del "dolore" presente in entrambi i casi (sia nella somatizzazione che nell’ipocondria")…

Le cose sono ben diverse riguardo la "fantasia schizoide"…

 

  1. Dizionario della Lingua Italiana, G. Devoto G. Oli, Le Monnier, Firenze 1990

(2) (1) "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale

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Vorrei evitare, per quanto possibile, il solito linguaggio specialistico….soprattutto oggi che abbiamo in programma la "fantasia schizoide"….

 

FANTASIA SCHIZOIDE: "attraverso la fantasia la persona indulge in un ritiro autistico per risolvere i conflitti ed ottenere gratificazione. Viene evitata l’intimità interpersonale, e l’eccentricità serve a respingere gli altri. (…)" (1)

 

La fantasia, quella stessa fantasia che ci ha accompagnato nelle favole della nostra infanzia permettendoci di "esorcizzare" le relative paure (paura di non essere amati ed amabili, paura di perdere le persone care, paura di quanto era al momento sconosciuto e temibile)… quella stessa fantasia rischia ora di rivolgersi contro di noi e diventare "schizoide" allontanandoci dal mondo e dalle persone che ci circondano….

 

Dunque non esiste un solo tipo di fantasia, ma almeno due o, per dirla meglio, la fantasia ha un "potenziale positivo", quando viene messa in atto per tranquillizzare di fronte l’ignoto e permettere la crescita dell’individuo migliorando la sua capacità di socializzazione in relazione alla crescente fiducia in sè, ed un "potenziale negativo", la "fantasia autistica" di cui stiamo parlando, quando al posto di avvicinare l’altro lo si allontana richiudendosi in sé e nelle proprie immagini fantasmatiche, nei propri "racconti interni" dove, naturalmente, il protagonista vincente non può che essere colui che, più o meno consapevolmente, sta mettendo in atto il "gioco"… una fantasia che allontana, oltre che l’altro, la realtà stessa, che non permette una valutazione critica del successo, inteso come evento passato e non come magico momento di gloria…

 

E’ la fantasia di chi, prima ancora di entrare in trading, solo in virtù delle ipotetiche analisi svolte su direzioni ed obiettivi dell’Indice, comincia a pensare, a fantasticare appunto, sulla possibilità, neanche tanto remota, di diventare presto un trader vincente, incapace di pensare a ciò che questo veramente comporta: giornate piene di stress in funzione di operazioni che non sono girate per il loro verso, fortunatamente bilanciate e superate da altre che invece il "verso giusto" l’hanno preso; operazioni su operazioni chiuse alla pari od in perdita per stop, essendo così costretti a ricredersi sulle analisi fatte ed altrettanto costretti a farne delle nuove, et cetera, et cetera, et cetera….

No, tutto questo è assente dal nostro "fantastico schiziode"…. Egli "sente" senza il minimo dubbio che lo spirito del grande "Gann" lo ha prescelto e si sta impossessando di lui, magicamente… così come altrettanto magicamente vanno i suoi trading, tutti naturalmente vincenti…

Trascorre così nel suo mondo gran parte della giornata arrivando ad iperboli assurde nel momento in cui comincia a considerare quello che potrebbe fare con tutti i soldi guadagnati…. Molta ma molta beneficenza, naturalmente, quasi a dover ripagare la sorte che lo ha prescelto fra tanti "mortali"…. Beneficenza ed opere sociali e poi, magari chissà "scendere in campo" e diventare il benefattore della propria città… Pensate che esagero? Affatto… pensate che ho conosciuto chi sarebbe stato capace di accettare la riconoscenza dei propri concittadini per quanto sarebbe riuscito a fare per loro… accettare la loro riconoscenza, dicevo, che si sarebbe concretizzata con il dono delle chiavi della città da parte del Sindaco e, naturalmente, con il cambio del nome, della città, con il proprio….

 

Peccato che questa fantasia non vada oltre, all’infinito quasi… peccato che ad un certo punto in modo altrettanto magico si recuperi l’aderenza alla realtà e si debba fare i conti con essa…. E’ talmente un peccato che anche qui come allora si corre il rischio e la tentazione di voler tornare a sognare innescando così un perfetta spirale perversa: più le cose vanno male e più si immagina quanto sarebbe facile drizzarle con una sola "botta" veramente "giusta"…

Un cordiale saluto

  1. "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale.

 

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Lasciate alle spalle le "difesi immature" volgiamo lo sguardo verso quelle "nevrotiche".

Ricordo, a vantaggio di una più pronta comprensione, che si parla di difese, è vero, ma "l’oggetto" verso cui il nostro "Sé" vuole difendersi, ovvero le emozioni negative dovute al trading perdente, non sarebbe affatto da ignorare, anzi…quindi il termine "difesa" assume un significato se non proprio "perverso" perlomeno distorto… chi non avesse chiaro questo sarebbe bene rileggesse nuovamente i primi paragrafi sui "meccanismi di difesa".

 

A ben pensarci, in un certo, il concetto di "meccanismo di difesa", preso così come sopra, descrive bene il significato di "Nevrosi"… non ha caso la "Rimozione" ha rappresentato la "spina dorsale" dell’intero Pensiero Freudiano…

Diciamo allora che il meccanismo di difesa nasce "nevrotico" e solo gli ulteriori sviluppi sul "Sé" hanno consentito l’elaborazione concettuale degli altri 3 tipi (narcisistici, immaturi, maturi).

 

Quindi, andando avanti, mentre la difficoltà (intesa come "capacità di riconoscerli in sé") dei primi due gruppi, quello "narcisistico" e quello "immaturo" stava nella loro "primitività" rispetto al modo di pensare adulto, la difficoltà dei prossimi, i nevrotici, sta nella loro pervasività rispetto a noi stessi… come dire: siamo talmente abituati dalla vita di tutti i giorni a mettere in atto questi mdd che oramai non ce ne rendiamo più conto… non ce ne accorgiamo…è normale sia così, anzi, potrebbe essere altrimenti?

 

Potrebbe essere altrimenti… certo che sì, altrimenti il nostro capitolo finirebbe qui invece, per fortuna, abbiamo un altro importante paragrafo, l’ultimo, quello suo "meccanismi maturi"…

 

Comunque in questo come negli altri casi non è necessario cambiare troppo per stare meglio… il solo rendersi conto che si sta andando verso questo o quello (meccanismo di difesa) permette spesso di risolvere certi importanti "brogli" psicologici… basta solo un po’ di allenamento…cercare di aumentare questa capacità riconoscitiva pensando, anzi, ripensando a sé ed a qualche "proprio evento di vita" appena trascorso mettendo in atto quello che, in termini matematici, viene definito "procedimento per assurdo"… mi spiego meglio:

 

E’ successo un certo fatto, più o meno importante. Proviamo, per assurdo appunto, a pensare che necessariamente abbiamo "indossato" un certo meccanismo di difesa e proviamo a pensare quale, magari confrontandoci con qualche amico che, come noi, è interessato a questi risvolti psicologici della vita e con il quale abbiamo condiviso queste riflessioni… un allenamento semplice, quasi banale, ma anche in questo caso l’apparente banalità nasconde una "forza psicologica" enorme…

 

Certo forse questo addestramento sarebbe meglio farlo quando avremo finito tutto il discorso sui meccanismi di difesa e, a ben guardare, ci manca ancora qualcosa di abbastanza importante da dire… che volete farci a volte le mie "riflessioni" sono così spontanee che neanche io riesco a stargli dietro…vorrà dire che metteremo da parte quanto scritto oggi per quando "avremo finito"… intanto cominciate ad esercitarvi…

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Approfondita la questione sulla rimozione, oggi ci occuperemo dello "spostamento":

 

"Una catessi di un'emozione o di un impulso da un'idea o un oggetto viene deviata ad un altro, simile all'originale per qualche aspetto o qualità. Lo spostamento permette la rappresentazione simbolica dell'oggetto originali in un modo che evoca meno angoscia dell'originale". (1)

 

In virtù della maggiore "vicinanza" ad una difesa "Matura", lo Spostamento assume, come meccanismo di difesa, una valenza maggiore ed un significato di "maggior respiro".

Mi spiego meglio:

Quello che intendo dire è che mentre gli altri meccanismi hanno senso solo, o quasi, nel dare calma all'angoscia presente nelle conseguenze dei nostri comportamenti, in questo caso il riuscire a spostare "l'impulso" comportamentale da un "oggetto"(2) ad un altro (meno ansiogeno) ha un effetto "tranquillante" che dura nel tempo...

 

Con qualche esempio forse riuscirò a spiegarmi meglio:

Proviamo a pensare al trader "vero" quello che opera con gli strumenti derivati ed in particolare con il Fib... giorno per giorno si deve confrontare con le angosce e le ansie profonde legate al suo trading... certo magari, e lo spero per lui, è in guadagno... anche di molto ma ciò non toglie che questo passi attraverso la necessità di tollerare la frustrazione di molti trading comunque perdenti...lo "Spostare" l'attenzione (e conseguentemente l'operatività) anche solo momentaneamente dal "derivato" all' "azionario" gli potrebbe facilmente comportare un senso di maggiore calma e tranquillità che, nel caso di uno spostamento provvisorio, gli consentirebbe un ritorno al derivato fornito di una maggiore "energia psichica"... potrebbe invece decidere di rimanere tra le azioni in modo più "definitivo", ecco allora che "l'effetto tranquillante" dello Spostamento avrà una durata certamente maggiore... Certo, in questo ultimo caro ci sarebbero da elaborare alcune "separazioni", soprattutto verso alcune recondite e personali aspettative...

Se ciò non bastasse, e ciò vale anche per chi al derivato non è mai arrivato, si potrebbe pensare ad uno Spostamento ulteriore, dall'azionario al risparmio gestito, tipo Fondi comuni, anche in questo caso l'effetto tranquillante è di maggior durata ma, in modo altrettanto uguale, le "separazioni" da accettare sarebbero molte ("non sono più io a decidere", "devo scordarmi della possibilità di performances strabilianti, affidarmi a guadagni più limitati anche se magari più sicuri", "devo scordarmi di alzarmi ogni mattina interessato a cosa sia successo a Tokio" ecc. ecc), ma anche in questo caso, per qualcuno almeno, forse potrebbe essere la strada migliore da percorrere...

 

Piano piano ci stiamo sempre più indirizzando verso la ricerca di propri modi di fare trading... cercare la propria strada, quella che meglio si aderisce al nostro personale modo di essere...

 

Riguardo allo spostamento un ultima considerazione:

Pericolosa, pericolosissima, anzi, e da valutare attentamente, la situazione nella quale lo Spostamento è stato già messo in atto al momento di iniziare a fare trading per allontanarsi ed evitare altri tipi di ansie ed angosce... Si è caduti "dalla padella alla brace" e, soprattutto, probabilmente si sta evitando di pensare a cose verso cui, invece, converrebbe tornare a pensare... Ma tornare a farlo potrebbe significare doversi ri-esporre verso emozioni che si era preferito dimenticare e verso le quali, per il momento almeno, si è deciso di mettere in pratica un "pass-par-tout" di meccanismi di difesa (rimozione-negazione, spostamento appunto, ecc) efficace, al solito, al momento... ma, sempre al solito, prima o poi arriverà qualcosa o qualcuno che ci costringerà a tornare a fare i conti con queste nostre "emozioni nascoste"...

 

Pietro Di Paolo

 

 

(1) "Psichiatria, manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica", H.I. Kaplan, B. J. Sadock, J. A. Grebb, Centro Scientifico Internazionale

(2) "oggetto" inteso in senso psicologico...qualsiasi esperienza mentale: emozione, sensazione, percezione, comportamento, ricordo ecc... concettualmente molto vicino anche al significato informatico di "object"...